Omaggio a Duane Hanson

Al PAC di Milano nel 2002 vidi una bellissima mostra di Duane Hanson, ed è sempre al PAC dieci anni più tardi che mi è capitato di “rubare” questa foto in cui non si capisce se quell’uomo fosse o meno un’installazione, solo dopo che l’ho visto battere gli occhi non ho avuto più dubbi, si trattava proprio di un’installazione…

McLuhan ha detto? mi fa lo spelling prego?

Sono ignorante e la cosa più onesta che io possa fare è ammetterlo senza girarci troppo attorno, ammettere che, benché mi occupi di comunicazione da oltre 20 anni io di McLuhan so ben poco, a parte alcuni suoi aforismi o i titoli delle sue opere più famose e questo non fa di me un esperto di McLuhan.

In occasione del centenario della sua nascita, stimolato dall’invito a contribuire ad un buzz in rete di commemorazione, ho cercato di capirci qualcosa di più, sono andato in alcune delle più grandi librerie di Milano dove, con mia grande sorpresa, ho trovato ben poco, nulla che comunque mi potesse aiutare in questo mio percorso.

Ho voluto, per pura curiosità, fare un’indagine in ufficio – un’agenzia di comunicazione –  e alla domanda “conosci Marshall McLuhan?” ho collezionato una serie di sguardi che celavano risposte del tipo “chi io?” “in che squadra gioca?” “in che gruppo canta?”. La cosa se da un lato mi ha consolato, dall’altro mi fa capire che, soprattutto in ambito creativo, molti argomenti di approfondimento culturale non vengono minimamente affrontati, complice forse la supponenza di essere creativi quindi di far parte di un’élite.

Concludo promettendo a me stesso di approfondire l’argomento, e soprattutto, di non nascondere la mia ignoranza pontificando, così come fa il protagonista di questa scena di “Io e Annie”

Digito ergo sum

“in rete è meglio non fidarsi perchè non si sa mai chi c’è dall’altra parte del pc”, questa è una frase che mi capita di sentire con una certa ricorrenza, e non parlo di mio padre che, con i suoi 75 anni forse ha qualche difficoltà ad accettare certe logiche del web, parlo di persone che in rete ci passano gran parte del loro tempo, navigando, bloggando, chattando, insomma conducendo una vita “digitale”.

Comincio però a credere che il confine tra “vita digitale” e “vita reale” sia ormai stato varcato da tempo, penso che in rete ci siano così tanti strumenti e occasioni per essere “reali” che, paradossalmente, offline non abbiamo. Pubblichiamo le nostre foto, quelle dei nostri amici, i nostri pensieri, le nostre paure, i nostri sogni, li condividiamo, eccetera, questo è essere reali, e a poco importa se a volte ci nascondiamo dietro degli avatar solo per soddisfare il nostro bisogno di sicurezza e privacy, la nostra vera identità va oltre le maschere che possiamo metterci.

Gli avatar stessi ormai tendono ad essere sempre più fedeli all’immagine che abbiamo di noi stessi, basti pensare ai personaggi della Wii per citare un esempio.

Insomma la rete ci smaschera e l’unico modo per non apparire per ciò che siamo è non apparire proprio, sperando di non essere taggati da qualche amico, a nostra insaputa.

Omaggio allo Studio Hipgnosis

Hipgnosis è stato uno studio fotografico e di design specializzato nella creazione di copertine per album musicali.
Hipgnosis era costituita inizialmente da Storm Thorgerson, Aubrey Powell e Peter Christopherson. Tra i loro progetti ci sono alcune delle più famose copertine di dischi della storia, tipo quella di “The Dark Side Of The Moon”. Il gruppo si sciolse nel 1983 ma Thorgerson lavora ancora al design per album discografici, uno dei suoi ultimi capolavori è la copertina dell’album dei Muse “Black Holes and Revelations”, un chiaro riferimento alle copertine dei Pink Floyd

Sacco pieno, sacco vuoto

No, non si tratta di un nuovo modello di sacco a pelo, è una sacca per il recupero salme, ho voluto provarla da vivo perchè da morto non sarei riuscito a scrivere questo post. La foto è stata scattata da un mio caro amico che si occupa di autopsie e quindi mi ha fatto da consulente affinchè tutto sembrasse il più verosimile possibile.

God save the rock – Salviamo Radio Rock FM!

Radio Rock FM chiude. ‘In_medias_res’, il blog autogestito di communicactive, ha deciso di diventare un vero e proprio hub per la raccolta di firme in favore dell’emittente milanese che, dopo 19 anni di diffusione, chiude i battenti. A proposito di questa petizione è già attiva da tempo una raccolta firme al link http://www.petitiononline.com/svrockfm/petition.html.
Questa battaglia non è solo in difesa di un’emittente che ha sempre prodotto cultura e formato grandi personaggi delle radio FM italiane, ma anche di un modo di ‘fare radio’: su Rock Fm non esiste il limite dei tre minuti e ogni brano viene trasmesso senza tagli mentre nelle scelte musicali non imperversa una mera logica di interessi da etichette discografiche.